La produzione vinicola ed il suo sviluppo
Un'azienda cerealicola modello
La moderna storia del Terriccio ha inizio nell'immediato dopoguerra, quando la Tenuta fu acquisita dai conti Serafini Ferri.
Verso la fine dell'Ottocento, la famiglia Ferri acquistò vasti possedimenti rurali grazie ai riconoscimenti ottenuti per l'amicizia con Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini e grazie alla fornitura di grano prestata, durante i moti risorgimentali, alla Repubblica Romana del 1849.
Con gli importanti interventi di miglioramento fondiario realizzati negli anni Venti i Serafini Ferri modernizzarono sensibilmente la fisionomia agricola dell'azienda. Fino agli anni Settanta la tenuta, che ospitava ben 60 famiglie di mezzadri, era ben più conosciuta per l'attività cerealicola, al punto da conquistare il record europeo di produzione del granturco in secondo raccolto, che per l'attività in campo vinicolo che nel 1980 comprendeva soltanto 25 ettari vitati.
Dalla mezzadria alla conduzione diretta
Le cose cambiarono sensibilmente però, con un radicale mutamento di rotta e di strategie, quando alla guida della Tenuta, nel 1975, ereditandola da un prozio, subentra Gian Annibale Rossi di Medelana Serafini Ferri, il suo attuale titolare, erede di una dinastia i cui trisnonni e bisnonni paterni si erano fatti onore in campo vinicolo partecipando nel 1889 all'Esposizione Universale di Parigi con i loro vini prodotti in terra bolognese e conquistando una medaglia.
Gian Annibale Rossi di Medelana decreta l'uscita della tenuta dal regime di mezzadria ed il passaggio alla conduzione diretta, e dopo una serie di tentativi, non pienamente soddisfacenti, di impostare un allevamento di bufale da latte e dopo aver verificato il progressivo calo delle quotazioni del frumento e gli insufficienti ricavi forniti da grano, avena, orzo e altri cereali, decide di portare vigneti e vino in primo piano, di scommettere quindi sul potenziale viticolo, all'epoca del tutto sconosciuto, del Terriccio.
La specializzazione come azienda vinicola
La svolta si fa sempre più decisa e senza vie di ritorno soprattutto a metà degli anni '80, Rossi di Medelana fa ritorno nella sua azienda con una mentalità completamente da imprenditore. Sono gli anni delle grandi scelte impegnative, dei cambiamenti, dell'impostazione dell'azienda secondo le attuali linee direttive. Da appassionato dei grandi vini qual é, Rossi di Medelana dà ovviamente priorità alla viticoltura, da sempre presente al Terriccio ma sino allora in modo poco appariscente, tant'è che sino al 1986 il vino prodotto era venduto sfuso. L'idea ora è di puntare, senza compromessi, all'altissima qualità. L'ispirazione, oltre che dal suo amore per i vini di Bordeaux, arriva dai risultati raggiunti a Bolgheri dal marchese Incisa della Rocchetta, e dalla sempre maggiore convinzione che anche al Terriccio, grazie a terreni molto adatti e alle felici condizioni microclimatiche si possa ragionevolmente pensare di ottenere vini di classe internazionale.
La "rivoluzione" nel vigneto e la scelta dei vitigni
Per farlo occorre intervenire profondamente, rivoluzionando i vigneti sino all'epoca piantati a Trebbiano e Sangiovese e introducendo i vitigni più adatti a questa realtà. Vengono così effettuati nuovi impianti, realizzati con sistemi d'allevamento moderni. Sono piantati Cabernet e Merlot, da ceppi d'origine francese provenienti da alcune storiche tenute del bordolese, e poi, come uve bianche Chardonnay e Sauvignon - piantati nel 1989 e 1990 – che sostituiscono il Trebbiano.
La scelta delle varietà non è casuale o dettata dal grande amore di Rossi di Medelana per i vini francesi, ma è suggerita proprio dal tipo di clima, di terroir e di posizione, un microclima tipicamente Mediterraneo, quello di cui godono i vigneti aziendali, accarezzati di continuo dalla brezza che arriva dal vicino mare e favoriti da un'eccezionale luminosità, grazie al riflesso del sole sull'acqua, che favorisce una perfetta maturazione delle uve.
I terreni sembrano perfetti per ottenere rossi di grande struttura e complessità, dotati di una tessitura argillosa e sabbiosa e con ricchezza di rame e di ferro, minerali provenienti dalle colline dove esistevano le miniere etrusche, in alternanza a zone calcaree caratterizzate dal galestro.